"Siamo legati ai film come ai nostri migliori sogni". Leo Longanesi

mercoledì 11 luglio 2012

THE AMAZING SPIDER-MAN (di M. Webb, 2012)


Impossibile.
Impossibile guardare questo film avendo ancora negli occhi la trilogia di Sam Raimi.  
Non è corretto fare paragoni, ma in questo caso è stato inevitabile.
A dieci anni infatti dal primo Uomo Ragno con Tobey Maguire, la Marvel tenta un reboot della saga di Spider-Man aderendo meglio al fumetto per personaggi e trama, ma senza (a mio parere) dare un vero e proprio “riavvio” alle avventure di Peter Parker e a quelle del suo alter-ego ragno.
Il film inizia bene, con Peter che tenta di scoprire il passato oscuro del padre e il motivo che lo ha spinto ad “abbandonarlo” alle amorevoli cure di zia May e zio Ben. Sul suo cammino incontrerà il Dott. Curt Connors, amico e collega del padre, dedito allo studio dei possibili innesti tra cellule umane e animali. Ed è proprio nel laboratorio del Dott. Connors che il nostro Peter si trasformerà in Spider-Man.
L’Uomo Ragno di Andrew Garfield, a differenza del precedente, si presenta subito più smaliziato, meno tormentato e con un senso di “responsabilità” che rasenta un po’ la presunzione. Non subisce i propri poteri rassegandosi al proprio destino di eroe mascherato, ma compie il suo dovere di difensore dei deboli senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Non si nasconde (è spesso a viso scoperto) ed è sfrontato ( sia come Peter Parker che in tuta rossa e blu).
Ma l’ “amazing” del titolo è sicuramente eccessivo. Chi si aspettava un reboot alla Batman di Nolan, rimarrà deluso.
Il film non cattura abbastanza l’attenzione (troppo lungo e riflessivo il prologo; troppo veloce forse la parte riguardante la genesi dell’eroe), pur avendo tutti gli ingredienti richiesti dal genere ( e ben presenti anche nei film di Raimi): una ragazza da conquistare (Gwen Stacy al posto di Mary Jane), un nemico (la lucertola) con delirio di onnipotenza, e una “missione” che parte da un profondo desiderio di vendetta ( la morte, per mano assassina, dello zio Ben). La parte visiva è meno spettacolare (il che non nuoce), seppur ben realizzata.
Inoltre, dal punto di vista del racconto, poco si conclude in questo che risulta essere il primo capitolo di un’ennesima trilogia. Molte porte (anzi, portoni!) sono state lasciate aperte in modo da avere materiale per almeno altri due capitoli. Lo spettatore rimane quindi un po’ insoddisfatto, ma è giusto comunque essere fiduciosi per il seguito. Nulla vieta infatti di pensare che il prossimo episodio possa essere migliore. Le basi ci sono ( un oscuro passato ancora da scoprire, uno zio da vendicare e uno Spider-Man più carismatico); e il cast è di prim’ordine. A partire da Andrew Garfield , che si è sudato il ruolo del protagonista dopo sei ore di provino (direi meritato, no?); a Emma Stone, una dolce e sicura di sé Gwen Stacy. Menzione speciale a Rhys Ifans nei panni di Curt-Lucertola-Connors, senza dimenticare i ruoli più marginali di Sally Field (zia May) e Martin Sheen (zio Ben).
In conclusione , a chi dichiarava che con questo film “hanno ucciso l’Uomo Ragno”, dico che forse sì, Spider-Man non è proprio in piena forma (qualche ammaccatura c’è), ma può farcela.
Si attendono quindi miglioramenti. Per ora la prognosi rimane riservata.  ;)


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