Impossibile.
Impossibile guardare questo film avendo
ancora negli occhi la trilogia di Sam Raimi.
Non è corretto fare paragoni, ma
in questo caso è stato inevitabile.
A dieci anni infatti dal primo
Uomo Ragno con Tobey Maguire, la Marvel tenta un reboot della saga di Spider-Man
aderendo meglio al fumetto per personaggi e trama, ma senza (a mio parere) dare
un vero e proprio “riavvio” alle avventure di Peter Parker e a quelle del suo
alter-ego ragno.
Il film inizia bene, con Peter
che tenta di scoprire il passato oscuro del padre e il motivo che lo ha spinto ad
“abbandonarlo” alle amorevoli cure di zia May e zio Ben. Sul suo cammino
incontrerà il Dott. Curt Connors, amico e collega del padre, dedito allo studio
dei possibili innesti tra cellule umane e animali. Ed è proprio nel laboratorio
del Dott. Connors che il nostro Peter si trasformerà in Spider-Man.
L’Uomo Ragno di Andrew Garfield,
a differenza del precedente, si presenta subito più smaliziato, meno tormentato
e con un senso di “responsabilità” che rasenta un po’ la presunzione. Non
subisce i propri poteri rassegandosi al proprio destino di eroe mascherato, ma
compie il suo dovere di difensore dei deboli senza preoccuparsi troppo delle
conseguenze. Non si nasconde (è spesso a viso scoperto) ed è sfrontato ( sia
come Peter Parker che in tuta rossa e blu).
Ma l’ “amazing” del titolo è
sicuramente eccessivo. Chi si aspettava un reboot alla Batman di Nolan, rimarrà
deluso.
Il film non cattura abbastanza l’attenzione
(troppo lungo e riflessivo il prologo; troppo veloce forse la parte riguardante
la genesi dell’eroe), pur avendo tutti gli ingredienti richiesti dal genere ( e
ben presenti anche nei film di Raimi): una ragazza da conquistare (Gwen Stacy
al posto di Mary Jane), un nemico (la lucertola) con delirio di onnipotenza, e
una “missione” che parte da un profondo desiderio di vendetta ( la morte, per
mano assassina, dello zio Ben). La parte visiva è meno spettacolare (il che non
nuoce), seppur ben realizzata.
Inoltre, dal punto di vista del
racconto, poco si conclude in questo che risulta essere il primo capitolo di un’ennesima
trilogia. Molte porte (anzi, portoni!) sono state lasciate aperte in modo da
avere materiale per almeno altri due capitoli. Lo spettatore rimane quindi un
po’ insoddisfatto, ma è giusto comunque essere fiduciosi per il seguito. Nulla
vieta infatti di pensare che il prossimo episodio possa essere migliore. Le
basi ci sono ( un oscuro passato ancora da scoprire, uno zio da vendicare e uno
Spider-Man più carismatico); e il cast è di prim’ordine. A partire da Andrew
Garfield , che si è sudato il ruolo del protagonista dopo sei ore di provino
(direi meritato, no?); a Emma Stone, una dolce e sicura di sé Gwen Stacy.
Menzione speciale a Rhys Ifans nei panni di Curt-Lucertola-Connors, senza
dimenticare i ruoli più marginali di Sally Field (zia May) e Martin Sheen (zio
Ben).
In conclusione , a chi dichiarava
che con questo film “hanno ucciso l’Uomo Ragno”, dico che forse sì, Spider-Man non
è proprio in piena forma (qualche ammaccatura c’è), ma può farcela.
Si attendono quindi miglioramenti.
Per ora la prognosi rimane riservata. ;)


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