"Siamo legati ai film come ai nostri migliori sogni". Leo Longanesi

sabato 5 gennaio 2013

LO HOBBIT. UN VIAGGIO INASPETTATO (di P. Jackson, 2012)



Quando il romanzo di J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, venne pubblicato il 21 Settembre 1937, il “viaggio inaspettato” del cinema superava appena il trentennio.
Chissà cosa direbbe oggi il visionario romanziere del lavoro di Peter Jackson, il regista neozelandese che proprio nella sua terra d’origine ha reso possibile il mondo di Tolkien; plasmandolo però con la sua personale visione.
Quasi dodici anni fa Il Signore degli Anelli. La Compagnia dell’anello entusiasmò i “seguaci” di Tolkien e fece conoscere a tutti il fantastico mondo della Terra di Mezzo. Dopo tre lungometraggi, diciassette Oscar e varie vicissitudini che ne hanno rallentato la lavorazione (inclusa un’ operazione all’ ulcera subita del regista!) è uscito nelle nostre sale Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato, prequel cinematografico e letterario della saga.
Sessant’anni prima degli eventi narrati nella trilogia, il giovane Bilbo Baggins intraprende un avventuroso viaggio con lo stregone Gandalf il Grigio e tredici nani capitanati da Thorin Scudodiquercia. La loro missione è quella di recuperare il tesoro sottratto al popolo dei nani dal drago Smaug e riconquistare la roccaforte di Erebor. Sul suo cammino Bilbo affronterà Orchi, Troll e Goblin, ma soprattutto incontrerà la strana creatura chiamata Gollum. Quell’ incontro cambierà per sempre la sua vita.
Con questo film Peter Jackson abbandona temporaneamente la solenne epicità de Il Signore degli Anelli a favore di un’ atmosfera più leggera e scanzonata al pari di quella del libro, che nella mente del suo autore era stato pensato per i bambini. Ecco allora una caratterizzazione individuale (un po’ disneyana) dei nani, ognuno con una sua particolarità (nel libro invece erano appena abbozzati) e il succedersi di scene umoristico-grottesche che coinvolgono anche altri personaggi come lo stregone Radagast il Bruno o il mastodontico re dei Goblin.
Sempre sulla scia dell’aderenza all’opera originale, in fase di sceneggiatura sono state inserite alcune canzoni le cui parole furono scritte proprio da Tolkien (nel trailer ne potete sentire una).
L’umorismo inserito qua e là e le canzoni cantate in coro dai nani ha fatto storcere il naso a più di qualcuno, che forse vede tradita l’atmosfera epica dei precedenti episodi.
Anche se, personalmente, non ho trovato così fuori luogo umorismo e canti, ritengo che il tentativo di Jackson di coniugare lo spirito più leggero del romanzo con quello solenne de Il Signore degli Anelli non sia perfettamente riuscito. Nella trilogia si respirava (assieme al protagonista, Frodo) il peso sempre più opprimente dell’anello del potere. Quell’atmosfera tetra, che faceva da collante ai tre film precedenti, qui viene bruscamente abbandonata. Anche se stiamo parlando di un prequel e perciò di un “nuovo inizio”, lo stacco è apparso (forse) troppo netto.
Il fatto poi che da un unico libro ( di circa 300 pagine) si sia voluto trarne ben tre film, non ha giovato al racconto. Oltre all’aggiunta di diversi personaggi (Frodo, Galadriel e Saurman che nel libro non sono presenti) per giustificare una continuità con la vecchia trilogia, il racconto viene dilatato e la prima parte della pellicola, tutta incentrata sulla presentazione dei tredici nani, risulta lenta e fin troppo lunga.
Ma se la prima parte ha un po’ deluso i più, la seconda invece non ha tradito le aspettative. Il ritmo del racconto decolla e si accompagna a spettacolari scene d’azione, paesaggi mozzafiato e personaggi in “motion capture” perfettamente realizzati. Le scene dinamiche rasentano la perfezione, e coinvolgono in pieno lo spettatore. Atmosfera, luci e colori ( e colonna sonora di Howard Shore) de Il Signore degli anelli ritornano prepotentemente e toccano l’apice nella scena più attesa dagli amanti del romanzo: l’incontro-scontro tra Bilbo e Gollum/Sméagol a suon di indovinelli. Ed è proprio il Gollum ( la sua psicologia, il suo essere creatura inquietante ma allo stesso tempo fragile) a rigettare lo spettatore nella Terra di Mezzo e a farcela sentire di nuovo familiare.
A dare ancora una volta voce e corpo a Gollum è Andy Serkis,  il bravo attore inglese esperto di recitazione in “mocap”, che per questo film ha assunto anche il ruolo di regista della seconda unità.
Oltre a Serkis, altri attori del precedente cast ritornano a popolare la Terra di Mezzo: il carismatico Ian McKellen (Gandalf); il magnetico Hugo Weaving (Elrond); la talentuosa Cate Blanchett (Galadriel); lo spettrale Christopher Lee (Saruman). In piccoli camei anche Elijha Wood (Frodo) e Ian Holm ( l’anziano Bilbo).
Molto interessanti  le new entry. Per il ruolo di Bilbo è stato scelto Martin Freeman, attore britannico noto per il ruolo del Dott. Watson nella serie TV Sherlock. Freeman dà al suo Bilbo un aplomb inglese che rende il personaggio ancora più pavido e goffo. La sua è un’ interpretazione (a mio parere) un po’ in sordina,  ma la sensazione è che le potenzialità di questo attore esploderanno in maniera maggiore nei prossimi capitoli.
Tra i nani invece spicca il loro Signore, Thorin, interpretato da Richard Armitage. L’attore conferisce al personaggio uno sguardo profondo, colmo di sofferenza ma allo stesso tempo determinato e fiero proprio come il  popolo di cui è leader.
Come non citare infine  Sylvester McCoy, simpatico volto dello stralunato Radagast. Sue le scene più bucolico-disneyane del film. Egli infatti vive in una foresta incantata e viaggia su di una slitta trainata da grossi conigli (un’ altra invenzione di Peter Jackson).
Come nei film precedenti, anche qui i personaggi sono molti, e a volte risulta arduo seguire il filo del racconto. Questo, assieme agli altri piccoli problemi già citati, non fa gridare al nuovo capolavoro “made in New Zealand”. Ma è in dubbio che Jackson e la Weta Digital ( la società di effetti speciali digitali da lui stesso fondata) sono riusciti a realizzare un film impeccabile per effetti visivi, fotografia, scenografia e trucco. Tutto questo a favore di un racconto che ancora una volta risulta forte e che ci restituisce personaggi unici (Gollum in primis) già entrati di diritto nella storia del cinema.
Per chi quindi non è rimasto profondamente deluso, le prossime date da a appuntare sono l’11 Dicembre 2013 (La desolazione di Smaug), e Luglio 2014 (Andata e ritorno).
Il “viaggio inaspettato” di Peter Jackson ... to be continued.




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