Un’opera
musicale. Così è definito Les Misérables.
Non un vero film e non un vero musical.
Una delle più
belle storie mai raccontate è narrata a suon di note, volti e voci. Pochissimi
(quasi nulli) i dialoghi. Ogni emozione è espressa con il canto.
Per chi non ama
il genere forse questo non è uno spettacolo per lui ( due ore e mezza
abbondanti tutte cantate!). Ma per chi lo ama è davvero il massimo!
Tratto
dall’omonimo musical ideato da Claude-Michel Schönberg (sulle scene dal 1980), Les Misérables è l’ennesimo adattamento
cinematografico dell’epico romanzo di Victor Hugo, I Miserabili. Pubblicato nel 1862, narra la storia di Jean Valjean,
ex-galeotto determinato a diventare un uomo migliore, ma perseguitato dall’implacabile
ispettore Javert. Alla ricerca disperata di una redenzione Valjean decide di
prendersi cura di Cosette, figlia di una sfortunata ragazza madre ( Fantine)
costretta a prostituirsi per sfamare la piccola, affidata alle poco amorevoli
cure di una coppia di disonesti locandieri. La storia si snoda nell’arco di un ventennio
e tocca alcuni punti importanti della storia francese, tra cui i moti
rivoluzionari del 1832.
Diretto da Tom
Hooper (Oscar nel 2011 per la regia del bellissimo Il Discorso del Re), la pellicola trasferisce sullo schermo tutta
la maestosità e sontuosità di un kolossal. Non di un epico kolossal hollywoodiano, ma bensì delle sfarzose e
fumose scene di Londra. L’impostazione scelta è infatti tipicamente teatrale. I
personaggi sembrano schiacciati su fondali dipinti, i colori dei quali (come
anche quelli dei costumi) ricordano le pennellate suggestivamente imperfette dei
quadri di Eugène Delacroix (pittore romantico per eccellenza). Tranne alcune
scene d’esterni e alcune panoramiche ( particolarmente d’effetto la scena d’apertura
dove ci si immerge in un cantiere navale), l’intera vicenda sembra prendere
forma su un enorme palcoscenico.
Di
cinematografico c’è davvero ben poco. Ma quello che c’è è di prim’ordine.
Hooper avvicina
la cinepresa ai volti dei suoi attori realizzando stretti primi piani che ne
sottolineano l’interpretazione ( in particolare durante gli intensi assoli) e
abbattendo così quella distanza tra attori e pubblico peculiare della
rappresentazione teatrale.
Molti hanno
lamentato anche la mancanza di un incisivo montaggio, relegato soprattutto alla
scena della locanda. Sulla musica scanzonata di “Master of the house”, il montaggio è infatti perfetto nel
descrivere le bizzarrie dei due truffaldini coniugi Thénadier, abilissimi ad
alleggerire le tasche degli ignari avventori.
Un regia
invisibile dunque, che sembra lasciare spazio solo alle emozioni. Emozioni che,
innegabilmente, arrivano forti.
Lo stellare cast
non ha tradito le aspettative. Hugh Jackman (Jean Valjean) restituisce una voce
forte e limpida al pari di Colm Wilkinson (Valjean a teatro e qui interprete
del Vescovo di Digne) duettando con la
voce profonda (e rock!) di Russell Crove (Javert). Anne Hathaway (Fantine), in
soli quindici minuti di pellicola (e con la splendida “I dreamed a dream”), lascia il segno e seduce l’Academy che le
regala il suo primo Oscar come attrice non protagonista. Amanda Seyfried ( la
cui voce è già stata apprezzata nel musical Mamma
Mia!) è una dolcissima Cosette innamorata di Marius, il giovane
rivoluzionario interpretato da Eddie Redmayne che per l’occasione ha studiato
canto cavandosela egregiamente. Strepitosi i coniugi Thénadier di Sacha Baron Cohen
e Helena Bonham Carter, che già avevano lavorato insieme nel musical “burtoniano”
Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (il personaggio della Bonham Carter
ricorda proprio la Sig.ra Lovett, con tanto di carne macinata). Ma la mia
personale preferenza va a Samantha Barks, già Éponine anche sul palcoscenico.
La sua “On my Own” sotto la pioggia è
da brividi.
Tutte le
canzoni arrivano direttamente dal musical teatrale tranne una, “Suddenly”. Creata appositamente per film,
sottolinea il momento in cui Valjean, accogliendo Cosette nella sua vita, non è
più solo. Momento che, per gli addetti ai lavori, era difficile ricreare a
teatro. Con la regia di Hooper invece, quella pagina del romanzo di Hugo ha
potuto prendere vita.
La novità di questo
musical/opera è che tutti gli attori hanno interpretato le loro canzoni “live”
durante le riprese. Da un auricolare ben nascosto ascoltavano la melodia suonata
per loro da un pianista ( l’esecuzione dell’orchestra è stata poi aggiunta in
post-produzione). Questo ha dato agli attori maggiore libertà di movimento ed
interpretazione, non dovendo rimanere all’interno dei limiti della loro voce
registrata in sala, magari parecchi mesi prima delle riprese. Il risultato è un’interpretazione
più realistica, sentita, con tanto di respiri e imperfezioni che rendono l’esecuzione
“sporca” abbastanza da toccare il cuore dello spettatore. Spettacolo puro, Les Misérables. Uno spettacolo di
emozioni.
In conclusione
mi sento di fare un piccolo appunto. Nonostante ammiri il lavoro del doppiaggio
ho trovato superflua la scelta italiana di doppiare quei pochi dialoghi
presenti nel film. Fin dall’inizio della pellicola ci si abitua alle voci
originali dei protagonisti e l’inserimento di quelle dei doppiatori crea un
effetto straniamento che forse si poteva evitare. A mio parere, i sottotitoli
anche per i dialoghi sarebbero stati più consoni.
Guarda il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=xCUqtbRwv0Y
Samatha Barks, On my own (Trailer) http://www.youtube.com/watch?v=KCPoIsi8m08


Nessun commento:
Posta un commento