"Siamo legati ai film come ai nostri migliori sogni". Leo Longanesi

giovedì 14 marzo 2013

LES MISÉRABLES (di T.Hooper, 2013)



Un’opera musicale. Così è definito Les Misérables. Non un vero film e non un vero musical.
Una delle più belle storie mai raccontate è narrata a suon di note, volti e voci. Pochissimi (quasi nulli) i dialoghi. Ogni emozione è espressa con il canto.
Per chi non ama il genere forse questo non è uno spettacolo per lui ( due ore e mezza abbondanti tutte cantate!). Ma per chi lo ama è davvero il massimo!
Tratto dall’omonimo musical ideato da Claude-Michel Schönberg (sulle scene dal 1980), Les Misérables è l’ennesimo adattamento cinematografico dell’epico romanzo di Victor Hugo, I Miserabili. Pubblicato nel 1862, narra la storia di Jean Valjean, ex-galeotto determinato a diventare un uomo migliore, ma perseguitato dall’implacabile ispettore Javert. Alla ricerca disperata di una redenzione Valjean decide di prendersi cura di Cosette, figlia di una sfortunata ragazza madre ( Fantine) costretta a prostituirsi per sfamare la piccola, affidata alle poco amorevoli cure di una coppia di disonesti locandieri. La storia si snoda nell’arco di un ventennio e tocca alcuni punti importanti della storia francese, tra cui i moti rivoluzionari del 1832.
Diretto da Tom Hooper (Oscar nel 2011 per la regia del bellissimo Il Discorso del Re), la pellicola trasferisce sullo schermo tutta la maestosità e sontuosità di un kolossal. Non di un epico kolossal  hollywoodiano, ma bensì delle sfarzose e fumose scene di Londra. L’impostazione scelta è infatti tipicamente teatrale. I personaggi sembrano schiacciati su fondali dipinti, i colori dei quali (come anche quelli dei costumi) ricordano le pennellate suggestivamente imperfette dei quadri di Eugène Delacroix (pittore romantico per eccellenza). Tranne alcune scene d’esterni e alcune panoramiche ( particolarmente d’effetto la scena d’apertura dove ci si immerge in un cantiere navale), l’intera vicenda sembra prendere forma su un enorme palcoscenico.
Di cinematografico c’è davvero ben poco. Ma quello che c’è è di prim’ordine.
Hooper avvicina la cinepresa ai volti dei suoi attori realizzando stretti primi piani che ne sottolineano l’interpretazione ( in particolare durante gli intensi assoli) e abbattendo così quella distanza tra attori e pubblico peculiare della rappresentazione teatrale.
Molti hanno lamentato anche la mancanza di un incisivo montaggio, relegato soprattutto alla scena della locanda. Sulla musica scanzonata di “Master of the house”, il montaggio è infatti perfetto nel descrivere le bizzarrie dei due truffaldini coniugi Thénadier, abilissimi ad alleggerire le tasche degli ignari avventori.
Un regia invisibile dunque, che sembra lasciare spazio solo alle emozioni. Emozioni che, innegabilmente, arrivano forti.
Lo stellare cast non ha tradito le aspettative. Hugh Jackman (Jean Valjean) restituisce una voce forte e limpida al pari di Colm Wilkinson (Valjean a teatro e qui interprete del Vescovo di Digne)  duettando con la voce profonda (e rock!) di Russell Crove (Javert). Anne Hathaway (Fantine), in soli quindici minuti di pellicola (e con la splendida “I dreamed a dream”), lascia il segno e seduce l’Academy che le regala il suo primo Oscar come attrice non protagonista. Amanda Seyfried ( la cui voce è già stata apprezzata nel musical Mamma Mia!) è una dolcissima Cosette innamorata di Marius, il giovane rivoluzionario interpretato da Eddie Redmayne che per l’occasione ha studiato canto cavandosela egregiamente. Strepitosi i coniugi Thénadier di Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, che già avevano lavorato insieme nel musical “burtoniano” Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street (il personaggio della Bonham Carter ricorda proprio la Sig.ra Lovett, con tanto di carne macinata). Ma la mia personale preferenza va a Samantha Barks, già Éponine anche sul palcoscenico. La sua “On my Own” sotto la pioggia è da brividi.
Tutte le canzoni arrivano direttamente dal musical teatrale tranne una, “Suddenly”. Creata appositamente per film, sottolinea il momento in cui Valjean, accogliendo Cosette nella sua vita, non è più solo. Momento che, per gli addetti ai lavori, era difficile ricreare a teatro. Con la regia di Hooper invece, quella pagina del romanzo di Hugo ha potuto prendere vita.
La novità di questo musical/opera è che tutti gli attori hanno interpretato le loro canzoni “live” durante le riprese. Da un auricolare ben nascosto ascoltavano la melodia suonata per loro da un pianista ( l’esecuzione dell’orchestra è stata poi aggiunta in post-produzione). Questo ha dato agli attori maggiore libertà di movimento ed interpretazione, non dovendo rimanere all’interno dei limiti della loro voce registrata in sala, magari parecchi mesi prima delle riprese. Il risultato è un’interpretazione più realistica, sentita, con tanto di respiri e imperfezioni che rendono l’esecuzione “sporca” abbastanza da toccare il cuore dello spettatore. Spettacolo puro, Les Misérables. Uno spettacolo di emozioni.
In conclusione mi sento di fare un piccolo appunto. Nonostante ammiri il lavoro del doppiaggio ho trovato superflua la scelta italiana di doppiare quei pochi dialoghi presenti nel film. Fin dall’inizio della pellicola ci si abitua alle voci originali dei protagonisti e l’inserimento di quelle dei doppiatori crea un effetto straniamento che forse si poteva evitare. A mio parere, i sottotitoli anche per i dialoghi sarebbero stati più consoni.


 
  
Anne Hathaway, I dreamed a dream http://www.youtube.com/watch?v=dmHcDWrMH-8 
Samatha Barks, On my own (Trailer) http://www.youtube.com/watch?v=KCPoIsi8m08



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